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" San Pio da Pietrelcina "

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La sera del 2 marzo veniva esumato il corpo di San Pio, sotto lo sguardo commosso dei suoi Confratelli, di alcuni eccellentissimi Vescovi, delle autorità civili e militari, dei suoi pronipoti e di una rappresentanza del popolo di Dio.

Più lunga è stata, invece, la liturgia della sera del 2 marzo, cominciata alle ore 22,00. All’inizio della Celebrazione dell’Ufficio delle Letture, presieduta da mons. D’Ambrosio, sono stati letti il Rescritto della Congregazione delle Cause dei Santi, il Decreto dell’Arcivescovo e l’autorizzazione dell’autorità civile.

Quindi ha preso la parola fr. Aldo Broccato per spiegare che l’esumazione e la ricognizione canonica esprimono «in primo luogo i sentimenti di profonda umanità che la nostra Provincia nutre da sempre verso questo suo figlio illustre che tanto ha amato la Provincia e tanto ha offerto e sofferto per essa». «Questo evento – ha proseguito il Ministro Provinciale – manifesti sempre più il segno della nostra fede nella comunione dei santi, nella risurrezione della carne e nella vita eterna. Infatti la riesumazione del corpo di san Pio, mentre ci fa guardare da vicino le sue spoglie mortali, pur preziose e care al nostro cuore di uomini, devoti e confratelli, deve spronarci ad alzare lo sguardo verso l’alto, verso la luce della vita di Dio che in Cristo si è manifestata nella sua morte e risurrezione».

Dopo la lettura di un brano della prima lettera di san Pietro apostolo e di uno stralcio di due lettere di Padre Pio in cui descrive la trasverberazione e la stimmatizzazione del 1918, il Pastore diocesano ha tenuto una breve riflessione sul significato dell’evento. «Questo gesto – ha spiegato – si fa preghiera di lode e rendimento di grazie a Dio tre volte santo per averci donato nel suo Servo fedele una ulteriore manifestazione del mistero della croce». «Il gesto della ricognizione canonica – ha aggiunto – in risposta a una corale e circostanziata richiesta inoltrata alla Congregazione delle Cause dei Santi dal postulatore generale dell’Ordine, fra Florio Tessari, su richiesta del ministro provinciale, fra Aldo Broccato, con la mia convinta adesione e parere favorevole: è il punto di arrivo di una meditata e prolungata riflessione; rientra nella collaudata e secolare prassi della Chiesa; risponde alla storica responsabilità di garantire, attraverso appropriate procedure, una prolungata conservazione del corpo del nostro Santo per permettere anche alle generazioni che verranno la possibilità di venerare e custodire le sue reliquie».

Subito dopo sono state rimosse le quattro traversine di cemento poste a copertura del sepolcro su cui era incisa la data della tumulazione (26/9/1968) e otto frati, alle ore 23,19, hanno estratto la triplice bara, di metallo, legno e zinco, posizionandola nell’area est della cripta. Il compito è stato affidato a fr. Mauro Jöhri (ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini), fr. Aldo Broccato, fr. Francesco Colacelli, fr. Francesco Dileo, fr. Francesco Langi (definitore provinciale), fr. Carlo Maria Laborde (guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo), fr. Mariano Di Vito (componente della commissione dei frati per la ricognizione) e fr. GianMaria Di Giorgio (definitore provinciale).

Dinanzi alla bara mons. D’Ambrosio, insieme al Promotore di Giustizia e al Notaio Attuario hanno controllato l’integrità dei sei sigilli apposti la sera del 26 settembre 1968, prima di romperli e rimuoverli. Alle ore 23,30 il Presule, il Ministro Generale e il Ministro Provinciale hanno aperto il coperchio consentendo all’Arcivescovo, ai componenti del Tribunale e ai periti di formarsi una prima, sommaria idea sulle condizioni del corpo, poiché la lastra di vetro che lo ricopriva era appannata. Il Pastore diocesano ha, quindi, incensato le reliquie al canto del “Te Deum”.

Successivamente, mentre i presenti cantavano le Litanie dei Santi, don Michele Nasuti, fr. Francesco Dileo, fr. Francesco Colacelli e mons. Domenico Umberto D’Ambrosio hanno accompagnato la bara in un ambiente appositamente preparato per il trattamento delle spoglie mortali di san Pio da Pietrelcina, dove i periti hanno effettuato una prima ispezione, riscontrando che «il cranio e gli arti superiori sono in parte scheletriti. Le restanti parti presentano i tegumenti adesi ai piani sottostanti e molto umidi, ma suscettibili di trattamento conservativo». In pratica, ha spiegato l’Arcivescovo, quando è avvenuta la sepoltura «l’intonaco era molto fresco e ha trasmesso un’eccessiva umidità».

Alla cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, tutti i parenti di Padre Pio. C’erano gli otto figli dell’unica nipote vivente del Santo, Pia Forgione: Maria Giuseppa, Alfonso, Rachele, Orazio, Maria Pia, Tarcisia, Michele e Pio. C’era anche Pio Masone, nipote di Felicita Forgione, sorella di Padre Pio . Hanno partecipato anche Consiglia De Martino, la donna di Salerno guarita per intercessione di Padre Pio dalla rottura traumatica del dotto toracico, il cui miracolo è servito alla beatificazione del Cappuccino di Pietrelcina, e Matteo Pio Colella, il ragazzo di San Giovanni Rotondo affetto da una sindrome multiorgano scatenata da una meningite, la cui guarigione scientificamente inspiegabile è stata dichiarata “miracolo” per la canonizzazione.

Tra le autorità religiose erano presenti: mons. Francesco Pio Tamburino, arcivescovo metropolita di Foggia – Bovino; mons. Andrea Mugione, arcivescovo metropolita di Benevento; mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Lucera – Troia; mons. Antonio Santucci, vescovo emerito di Trivento, mons. Juan Rodolfo Laise, vescovo emerito di San Luis (in Argentina), il vicario generale dell’Ordine dei Frati Cappuccini, fr. Felice Cangelosi e tutto il Definitorio Generale.

Prima della benedizione finale e dell’inno a Padre Pio ha preso la parola il Ministro Generale dei Cappuccini che ha voluto benedire «il Signore Dio» per «le spoglie mortali» di Padre Pio «che furono ritenute degne di portare i segni del Cristo crocifisso».


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